Intervista a Dario di Vietri il tenore emergente

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Due chiacchiere con il tenore Dario Di Vietri, nei prossimi giorni Radames e Cavaradossi all’Arena di Verona

Incontriamo Dario Di Vietri, giovane tenore fra i più promettenti della sua generazione, durante le prove di Aida all’Arena di Verona dove vestirà il costume di Radames. Nel corso dell’attuale stagione salirà sullo stesso palcoscenico areniano anche per interpretare il ruolo di Cavaradossi in Tosca.

Lo scorso anno debuttasti con successo qui all’Arena di Verona, forse in maniera un po’ inaspettata a causa della defezione di un tuo collega, durante una recita di Turandot.
Innanzi tutto raccontaci un po’ come vivesti quell’esperienza. Quali emozioni?
Come tutte le cose inaspettate lo vissi con maggiore intensità. L’esplosione di applausi e di richieste di bis dopo il mio Nessun Dorma sono stati l’emozione più forte della mia vita. Piangevo e ridevo contemporaneamente. All’inizio pensavo quasi che il pubblico non si stesse riferendo a me, ma pian piano realizzavo che mi stavano acclamando e io sempre di più cantavo per loro. Avendo fatto una lunga e faticosa gavetta nel tempo, soprattutto negli ultimi anni, quegli applausi era come se mi dicessero che avevo raggiunto il mio piccolo importante gradino.

Hai già qualche anno di esperienza alle spalle. Ciò significa che hai iniziato ad avvicinarti alla lirica molto giovane. Ci racconti un po’ quali furono le ragioni che ti convinsero ad intraprendere questo genere di carriera artistica?
Da piccolo mentre ero a scuola e tutti i miei compagni studiavano le varie materie, io non prestavo molta attenzione perché avevo necessità di cantare; del resto, oltre al canto, non ho un altro modo per esprimere veramente me stesso.
Mio nonno, grande appassionato d’opera, mi faceva ascoltare grandissimi tenori tra i quali Pavarotti ed io li imitavo e cercavo di cantare quello che cantavano loro. Di conseguenza ritrovarmi a studiare canto è stata per me un’evoluzione del tutto naturale.

A chi devi principalmente la tua impostazione tecnica?
A Bruna Baglioni che mi segue da marzo 2012

Molti giovani studenti di canto, soprattutto i tenori, faticano anni nel tentativo di risolvere il “passaggio”e quindi poter salire al registro acuto senza urlare; è stato così anche per te oppure appartieni alla schiera dei fortunati che, più o meno, lo avevano già di natura?
Gli acuti li ho sempre avuti per natura sin quando da piccolo cantavo per imitazione. Negli anni di studio ci sono stati momenti in cui, con impostazioni tecniche non adatte alla mia corda, mi sono sentito in difficoltà sugli acuti e ho dovuto scegliere di cambiare strada. Un giorno inaspettatamente, grazie alla mia insegnante, ho capito dove mandare la voce, mi sono ritrovato e migliorato. In seguito ho dovuto studiare per dare omogeneità ai registri. Ma non si è mai finito di studiare. Io mi impegno quotidianamente nel tentativo di affinarmi e quindi poter raggiungere le mete artistiche che sono presenti nei miei desideri.

Tanti nostri giovani lettori sono studenti di canto, per questo son certo che sarebbero felici di leggere qualche consiglio proveniente da un artista come te, anagraficamente ancora molto vicino a loro. Ti sentiresti di dare qualche dritta a questi ragazzi?
Direi di non scegliere l’insegnante per moda e di non aver paura di cambiarlo. Alcuni maestri ci accompagnano per un periodo della vita e sono preziosissimi perchè ci danno delle indicazioni utili al nostro percorso. Poi arriva un giorno in cui ognuno di noi deve trovare la propria strada e lavorare sugli obiettivi che vuole raggiungere. Del resto è proprio la voce che ci conduce dove vuole.. ma è importante sapersi guardare dentro.

Ci descriveresti quella che, secondo te, è la tua vocalità?
Un tenore lirico pieno tendente allo spinto.

Qual è il repertorio e le opere che al momento senti più congeniali alla tua voce e al tuo temperamento?
Le opere che sto cantando in questo periodo: Turandot, Aida, Tosca, Un Ballo in Maschera, Carmen, Trovatore.

Qualcuno sostiene, quasi per regola, che iniziare la carriera con un repertorio lirico spinto possa essere un azzardo. Io invece penso sia fondamentale iniziare e proseguire con il repertorio adatto alla propria voce, nel senso che per una voce naturalmente importante, potrebbe essere dannoso tentare di soffocarla con un repertorio leggero, quanto il contrario per una vocalità leggera. Cosa pensi in merito a questo argomento?
Ho debuttato a 23 anni nel ruolo di Pinkerton in Madama Butterfly nel Circuito Lirico Lombardo. Poi per un certo periodo mi sono fermato, rimesso a studiare e a perfezionarmi per sentirmi sicuro del repertorio che volevo affrontare. Dopo il debutto, mi sono stati da subito offerte Manon Lescaut, Forza del Destino e Aida. Esiste una marea di gente che si prende la libertà di suggerirmi di studiare, cosa studiare e in quale modo; io ascolto pochissime persone e a molti rispondo che lo studio è il mio primo pensiero del mattino, ancora prima del caffè e soprattutto tra una produzione e l’altra.Ho studiato anche alcuni ruoli di Belcanto che mi sono stati utili per la linea di canto ma non valorizzavano le mie qualità vocali; la mia voce risultava compressa come se si tentasse di voler contenere un fiume in piena.Credo che cantare nel proprio repertorio, qualsiasi esso sia, non faccia mai male. Ricordo che sino a non molto tempo fa (tornando indietro anche solo di quindici anni) c’erano tenori simili alla mia corda che cantavano le mie stesse opere a 30 anni e nessuno diceva che fosse troppo presto. Basta ricordare il nostro passato per capire che non dipende dall’età ma dalla preparazione tecnica, dallo studio dello spartito e dalla natura della voce. Il danno subentra invece quando si sbaglia il repertorio.

Il successo ottenuto lo scorso anno con il ruolo di Calaf all’Arena di Verona ha costituito per te un buon trampolino di lancio per la tua carriera che nei mesi scorsi ti ha visto impegnato dal San Carlo di Napoli all’Opera di Roma. Cosa deve fare un artista come te per sfruttare adeguatamente queste occasioni? È necessario affrontare dei sacrifici?
Bisogna arrivare sempre molto preparati e studiare sempre; oltre ad avere i nervi saldi, ascoltare solo se stessi e le poche persone delle quali ci si può fidare veramente.

Quanto è importante trovare un valido agente di cui potersi fidare affidandogli la propria crescita professionale?
È fondamentale!

Cosa significa preparare un’opera in teatri importanti come quelli dove stai lavorando?
Avere uno stimolo continuo a migliorarsi; del resto lavorando accanto a tanti professionisti di notevole livello si ricevono costantemente spunti interessanti.

La professione del cantante lirico è come te la immaginavi oppure la realtà è diversa dai semplici sogni? Eventualmente, quali sono gli aspetti che pensavi diversi?
La realtà è diversa dai semplici sogni. Pensavo che la voce fosse la cosa più importante, invece ci sono altri fattori che predominano e con l’intelligenza e nervi saldi bisogna capire come gestirli e dove muoversi.

Quali sono i tenori del passato che ammiri maggiormente e perchè?
I più grandi li ammiro tutti perchè ognuno di loro ci ha lasciato qualcosa: Corelli per la potenza negli acuti, Pavarotti per il colore della voce, Domingo per l’interpretazione, Licitra per alcune sue soluzioni e colori.

Cosa ne pensi della regia nell’opera lirica? Ti piace recitare?
Amo il tradizionale, ma anche il moderno purché sia fedele a quanto richiesto dall’autore. Mi piace molto essere nei panni dei personaggi che interpreto.

Come vorresti che evolvesse la tua carriera nei prossimi anni? Sogni nel cassetto?
Sogno di affermarmi sempre di più e convincere anche i più scettici; del resto mi si racconta che è stato così per tutti: il pubblico si deve abituare alla voce.
Il mio sogno è poter fare una carriera a livello nazionale ed internazionale e farò il possibile affinché questo avvenga.

Prossimi impegni oltre a Radames e Cavaradossi in Arena?
A settembre il mio debutto nel ruolo di Manrico in Trovatore all’Opera di Kazan in Russia, per importanza il terzo Teatro russo. A novembre sarò nuovamente Radames in Aida per l’Ente De Carolis di Sassari, e poi canterò ancora in Russia, Oman, Corea, Brasile e poi… staremo a vedere.

Ora se ci permetti, vorremmo conoscere qualcosa di Dario e il suo privato.Caratterialmente che tipo sei?
Solare e giocherellone.

Cosa ami fare nel tempo libero?
Andare al mare

Cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita se non fossi riuscito a realizzare il tuo sogno artistico?
Il cantante lirico.

Al giorno d’oggi conta molto anche l’immagine: cosa fai per mantenerti in forma fisicamente? Pratichi qualche sport?
Dieta perenne e lunghe camminate.


Che rapporto hai con il cibo?

Mi devo sempre contenere per evitare d’ingrassare. Da bravo pugliese sono molto goloso ma ho imparato a controllarmi.


Attualmente dove vivi e in futuro in quale città ti piacerebbe vivere?

Attualmente vivo a Roma e vorrei suddividermi tra Roma, Bari (la mia città e per il mare) e New York.

Grazie per la piacevole chiacchierata e in bocca al lupo per i tuoi ormai prossimi impegni areniani.
Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori di OperaClick

Danilo Boaretto 

 

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