Dario di Vietri Tosca Petruzzelli di Bari

2016

Direttore:                              Giampaolo Bisanti / Giuseppe La Malfa
Regista:                                  Giovanni Agostinucci
Scene, Costumi:                   Giovanni Agostinucci
Luci:                                           Giovanni Agostinucci
Maestro di coro :                  Franco Sebastiani

Floria Tosca:                           Susanna Branchini / Monica Zanettin
Mario Cavaradossi:              Dario Di Vietri / Giancarlo Monsalve
Il Barone Scarpia:                 Sebastian Catana / Giorgio Surian
Cesare Angelotti:                   Antonio Di Matteo
Il Sagrestano:                         Domenico Colaianni
Spoletta:                                     Massimiliano Chiarolla
Sciarrone/carceriere:          Rocco Cavalluzzi
Un pastore:                                Ivana D'Auria

Allestimento da Fondazione Teatro delle Muse di Ancona / Fondazione Arena di Verona

Breve estratto da una intervista a LSDMagazine riporto il link originale qui:

La Tosca è una delle Opere che ho eseguito meno volte. È un ruolo molto romantico quello del Cavaradossi, una delle mie Opere preferite sin da piccolo. Cantarla è un’emozione, soprattutto qui al Petruzzelli perché ho un legame particolare con questo teatro: veniva sempre mio nonno e ci venivo da bambino. Ti dico la verità: è stato più difficile cantarlo al Petruzzelli che all’Arena di Verona, è stata un’emozione completamente diversa rispetto a quella provata in altri posti. Per me è molto più sentito cantarlo qui a Bari. Ho avvertito davvero molta emozione, non mi succedeva da anni. Mentre cantavo mi venivano in mente tanti ricordi legati a mio nonno che purtroppo non c’è più, quindi, per me è stata un’emozione a dir poco speciale.

L’aria E Lucevan le Stelle la si ricorda anche per la meravigliosa interpretazione che ne fece il Maestro Pavarotti. Tu lo hai avuto anche come insegnante. Che effetto fa misurarsi con un “mostro sacro” della storia della Lirica?

Non ci si può confrontare con Pavarotti. Per me resterà uno dei più grandi cantanti della storia e quel punto da raggiungere lì in cima alla montagna, è inutile provare a fare confronti. Bada bene, è positivo quando sento qualcuno dirmi che la mia voce gli ricorda un po’ quella del Maestro Pavarotti. È indubbiamente una cosa molto bella. Ma eviterei confronti.

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